Casa Carducci

Edificio

Ad innalzare la dimora in cui Giosue Carducci trascorse gli ultimi diciassette anni della sua vita a monumento “nazionale” è stata Margherita di Savoia. Ad Albano Sorbelli (1875-1944), già discepolo di Carducci e dal 1904 direttore della Biblioteca dell’Archiginnasio, si deve l'organizzazione dell'istituto. Con passione pari al rigore si dedicò infatti al riassetto dell’imponente libreria del maestro e del suo archivio letterario, così da garantirne la fruizione pubblica, e all'allestimento della casa-museo, da teatro di vita privata a bene culturale della collettività.

Dopo avere comprato, nel 1902, dal poeta prediletto, già gravemente malato e bisognoso di un sostegno finanziario, l’intera sua biblioteca, ricca di libri, opuscoli, autografi e carteggi e lasciandogli di questa l’uso «vita natural durante», la Regina Madre acquistava, nel 1906, dai proprietari, non solo l’appartamento in cui Giosue e la moglie Elvira Menicucci vivevano in affitto (divenuti allora inquilini della sovrana), bensì l’intero villino delle Mura Mazzini, con annesso orto-giardino, desiderosa di evitare qualunque pericolo di divisione e dispersione del serbatoio di testimonianze di quaranta anni di vigorosa attività culturale svolta da Carducci a e da Bologna.

Pochi giorni appresso la «dolorosa dipartita», la regina Margherita, il 22 febbraio 1907, era lieta di donare la casa-biblioteca del «maggior poeta dell’Italia moderna» alla città di Bologna che si impegnava così a conservarla «perpetuamente» alla «venerazione degli italiani e degli stranieri», garantendo nel contempo la pubblica utilità di questo bene culturale: la visita guidata della casa-museo, la consultazione e lo studio dei libri e dei documenti in essa ordinati.

La casa venne quindi evacuata e nell'appartamento del professore rimasero solo gli scaffali dei libri e i cartoni dell’archivio. La moglie Elvira portò via con sé tutti i mobili e le suppellettili che vi avrebbero fatto però ritorno, in parte, nel 1915, dopo la sua morte. Nell’appartamento dirimpetto, dove aveva abitato la famiglia Ninchi, venivano trasferiti i volumi e gli opuscoli carducciani male allocati nella biblioteca del professore (giacenti in casse ovvero impilati sui tavoli) e veniva allestita una sala di consultazione.

Casa Carducci avrebbe accolto, di lì a pochi anni, due importanti istituzioni culturali, di cui il letterato era stato presidente: nel 1913 la Deputazione di storia patria per le province di Romagna (oggi in Via Zamboni 38) e nel 1916 la Commissione per i Testi di Lingua, la quale ha tuttora qui sede.

 

 

 

Altre informazioni

 

1902: Il 10 aprile viene stipulato nella casa del poeta, l'atto di vendita della biblioteca-archivio di Carducci alla regina Margherita di Savoia, a cura del notaio Carlo Cicognari. Presenti: Giosue Carducci; Nerio Malvezzi, mandatario in rappresentanza della sovrana; Alberto Dallolio, testimone; Cesare Zanichelli, testimone. L'atto fu registrato a Bologna il 29 aprile 1902.

1906: risale al 12 gennaio l'atto redatto da Cicognari col quale la Regina Madre a mezzo del suo rappresentante Nerio Malvezzi, allora Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio (coadiuvato dall'ing. Luigi Monti), acquisisce dai signori Levi tutta la casa con annesso giardino nella via interna delle Mura Mazzini, in fondo alla via del Piombo.

1907: con atto dell'8 marzo, stipulato a Roma nel palazzo Reale, la sovrana detta le condizioni che si riferiscono all'uso della casa e della biblioteca. Il Comune di Bologna le accetta con Delibera del Consiglio Comunale dell'8 aprile. Il 3 maggio viene stipulato l'atto solenne: «Donazione sub modo fatta da S.M. Margherita di Savoia Regina Madre alla Città di Bologna» a firma di Nerio Malvezzi; Giuseppe Tanari; Gualtiero Sacchetti, teste; Augusto Righi, teste; Carlo Cicognari, notaio in Bologna. Registrato a Bologna, l'8 maggio (vol. 279, n. 2968 e trasmesso all'Ufficio delle ipoteche di Bologna, il 22 agosto 1907 al n. 2575).