Casa Carducci

Edificio / Storia

Da luogo di culto a Casa Stoffer Rubini

Situato nello spalto dell'antica cinta muraria fra porta Maggiore e porta di Santo Stefano, l’edificio di Casa Carducci ha una storia antica. La sua costruzione risale al primo decennio del XVI secolo, quando sul lato interno delle mura cittadine furono addossati una chiesa e prima un oratorio per l’attività della Confraternita di S. Maria della Pietà detta del Piombo costituitasi in onore di un'immagine della Pietà incisa su una lastra di piombo rinvenuta sul luogo nel 1502. Nel XVII secolo la costruzione si arricchì di una sacrestia, di una abitazione per il guardiano e di un portico successivamente ampliato. Il 24 marzo 1712, durante la celebrazione dei Sepolcri, un terribile incendio distrusse il luogo di culto: perduti l'ornato e i dipinti dell'altare maggiore della chiesa, le pitture dell'oratorio e l'organo. Si salvarono a stento il reliquiario e l'immagine in piombo della Beata Vergine. Tuttavia la chiesa e l'oratorio furono ricostruiti. Nel 1725 fu eretto un nuovo campanile a sinistra della chiesa, che si abbellì di nuove decorazioni eseguite nel 1742 e si adornò di cinque altari. Nell'altare maggiore fu collocata la superstite effigie in piombo.
Questo polo devozionale sopravvisse fino al 1798, quando, in seguito alla soppressione della Confraternita durante le espropriazioni napoleoniche, venne alienato e venduto a privati che ne avviarono la conversione in civile abitazione.
Nel 1801 i fratelli Gioacchino e Giuseppe Stoffer Rubini, ricchi commercianti bolognesi, acquistarono dall'Agenzia dei Beni Nazionali del Dipartimento del Reno l'intero complesso apportandovi non poche modifiche: fra queste, la sopraelevazione del fronte della chiesa per ingrandire l'appartamento posto al secondo piano e l'innalzamento delle parti soprastanti l'oratorio, conferendo così all'edificio la sua definitiva volumetria.

Dal villino Levi al villino Carducci

Ma la trasformazione dello stabile in casa per appartamenti fu realizzata appieno dopo il 1870 dai successivi proprietari mediante la chiusura del portico e la costruzione di una scala a chiocciola (nel vano dell'ex chiesa) per dare accesso ai vari appartamenti.
Nel 1871 Marianna Levi Fontana acquistava l'intero caseggiato con il prato e gli orti circostanti detti del Piombo, accogliendo fra i suoi affittuari, nel maggio 1890, Giosue Carducci. Se il professore e la moglie Elvira risiederanno nello spazioso quartiere al piano superiore, al piano terra hanno abitato in tempi diversi le figlie con le rispettive famiglie. Nell'appartamento a sinistra dell'ingresso, dal 1893, la secondogenita Laura (1863-1940) con il marito Giulio Gnaccarini, i figli Luisa e Valfredo; nell'appartamento a destra la primogenita Beatrice (1859-1951), qui trasferitasi nel 1898 da Livorno, dopo la morte del marito Carlo Bevilacqua, insieme ai figli Giulio, Manlio, Giosuè, Margherita ed Elvira, quindi, nel secondo dopoguerra, l'ultimogenita Libertà (1872-1964), vedova dell'ingegnere Francesco Masi.

 


Altre informazioni

Umberto Dallari, La Chiesa di Santa Maria del Piombo e la Casa di Giosuè Carducci, in «L’Archiginnasio», XXI, 1926.