Casa Carducci

Giosue Carducci / Biografia / Il vate dell'Italia unita

Il sempre maggiore prestigio conquistato a livello nazionale coincide con il progressivo allontanamento di Carducci dall'area democratico-repubblicana. L'ode Alla regina d'Italia, composta nel 1878, dopo l'incontro con i reali in visita ufficiale a Bologna non è solo l'esaltazione dell'"eterno femminino", ma documenta l'accostamento del letterato alla monarchia dei Savoia, di cui poi l'oratore affermerà con vigore il ruolo di garante dell'unità dello stato italiano. Ma altri fattori  hanno contribuito a far maturare il nuovo atteggiamento politico, condiviso da non pochi personaggi di provenienza democratica: la soluzione della questione romana, la delusione per la politica della Sinistra, la convinzione che l'istituto monarchico potesse favorire un progresso sociale giusto contro il minaccioso diffondersi del pensiero socialista.

Se la morte di Lidia (1881), con cui i rapporti si erano illanguiditi fin dal 1879, fu motivo di grande tristezza, tuttavia Carducci continuò ad occuparsi indefessamente dei suoi molteplici lavori: l'insegnamento universitario, l'attività ispettiva scolastica in molte città e gli incarichi assolti nell'ambito del Ministero della Pubblica Istruzione (dal 1880 è membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) che ne confermarono il ruolo di «istitutore dell'Italia unita», le sedute nelle principali accademie italiane di cui era divenuto socio e la collaborazione a importanti riviste (fra queste la «Cronaca Bizantina» del Sommaruga), gli interventi al Senato, di cui sarà membro dal 1890, quando già era piena la sua adesione alla politica autoritaria di Crispi, il «solo grande uomo cresciuto dalla democrazia italiana del 1860».

Carducci era dunque acclamato come il poeta ufficiale della nuova Italia. La raccolta Rime nuove (1887) rappresenta l'insieme più ricco, più vario per estensione cronologica (1861-1887) e più composito per i temi trattati dal poeta che nel 1889 si era innamorato della giovane scrittrice Annie Vivanti (1866-1942).

A partire dalla metà degli anni Novanta, nonostante l'aggravarsi delle condizioni di salute (ripetuti attacchi di paralisi lo costringeranno nel 1899 all'immobilità) Carducci non cessò di attendere ai propri impegni di critico e di filologo: è del 1898 il saggio Degli spiriti e delle forme della poesia di Giacomo Leopardi, mentre nel 1899 viene pubblicato il commento al Canzoniere di Petrarca, frutto della felice collaborazione con il discepolo prediletto Severino Ferrari (1856-1905).

Nello stesso anno il libro Rime e ritmi concludeva l'opera del poeta che tre anni prima, era stato solennemente festeggiato per il suo XXXV anno di insegnamento dall'Università di Bologna da cui si congedava nel 1904. L'allievo del latinista Gandino e suo, Giovanni Pascoli, gli succederà sulla cattedra di letteratura italiana nel giugno 1905.

La sera del 10 dicembre 1906 il barone svedese Bildt si recava nella casa della Mura Mazzini, e, a nome del re Oscar II di Svezia, comunicava ufficialmente al poeta-professore il conferimento del Premio Nobel per la letteratura, elargito tanto allo studioso in considerazione della sua «erudizione feconda», quanto al poeta «come un omaggio all'energia plastica, a la freschezza di stile e all'impeto lirico che si trovano ne' suoi capolavori».

Carducci si spegne nelle prime ore del 16 febbraio. Proclamato il lutto nazionale, il 19 è accompagnato alla Certosa di Bologna con un solenne funerale civile.

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