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Il
18 agosto 1860, all'età di venticinque anni, Carducci,
è chiamato da Terenzio Mamiani, ministro della Pubblica
Istruzione del Regno d'Italia, a ricoprire la cattedra di letteratura
italiana nell'Università di Bologna, dove insegnerà
per quarantaquattro anni. L'incontro con la nuova città significò
subito per Carducci l'avvio di una vivace attività di ricerca
storica e filologica e l'adesione a nuovi indirizzi politici e ideologici.
La presenza dinamica nelle principali istituzioni culturali cittadine,
la lettura degli scrittori europei e soprattutto lo studio degli storici
francesi (Proudhon, Quinet, Michelet) di indirizzo
repubblicano insieme all'acuta delusione nei confronti dell'azione
politica della classe dirigente del nuovo stato italiano incapace
di dare compimento al processo di unificazione nazionale (ancora aperte
le questioni di Roma e Venezia), colpevole di avere emarginato Garibaldi
dopo Aspromonte (1862), ancorchè disattenta verso i gravi problemi
che affliggevano la società italiana stimolarono nello scrittore
atteggiamenti dichiaratamente antimonarchici e anticlericali. Episodi
salienti di questa stagione giacobina: l'affiliazione alla Massoneria
(continua...)
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