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Il sempre maggiore prestigio conquistato a livello nazionale coincide
con il progressivo allontanamento di Carducci dall'area democratico-repubblicana.
L'ode Alla regina d'Italia, composta nel 1878, dopo l'incontro
con i reali in visita ufficiale a Bologna non è solo l'esaltazione
dell'"eterno femminino", ma documenta l'accostamento del
letterato alla monarchia dei Savoia, di cui poi l'oratore affermerà
con vigore il ruolo di garante dell'unità dello stato italiano.
Ma altri fattori contribuirono a far maturare il nuovo atteggiamento
politico, condiviso da non pochi personaggi di provenienza democratica:
la soluzione della questione romana, la delusione per la politica
della Sinistra, la convinzione che l'istituto monarchico potesse favorire
un progresso sociale giusto contro il minaccioso diffondersi del pensiero
socialista.
Se la morte di Lidia (1881), con cui i rapporti si erano illanguiditi
fin dal 1879, fu motivo di grande tristezza, tuttavia Carducci continuò
ad occuparsi indefessamente dei suoi molteplici lavori: l'insegnamento
universitario, l'attività ispettiva scolastica in molte città
e gli incarichi assolti nell'ambito del Ministero della Pubblica
Istruzione (dal 1880 è membro del Consiglio (continua...)
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