Casa Carducci

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L'ingresso

Già in questa stanza a dare una precisa identità all'ambiente sono i libri disposti in quattro scaffalature denominate da Albano Sorbelli con le prime lettere dell'alfabeto. L'intento è stato quello di conservare integra la struttura originaria della biblioteca carducciana adattandola al meccanismo dell'uso pubblico. Se lo scaffale A accoglie un insieme eterogeneo di testi, gli altri (B, C, D) sono interamente destinati alla letteratura e cultura straniera che privilegia le opere francesi in lingua originale. Assidui accanto ai classici, i poeti d'ispirazione storico civile (A. Chénier, Béranger, Barbier), i philosophes, gli storiografi e i romanzieri di orientamento repubblicano attivi fra la rivoluzione del 1830 e la seconda repubblica frequentati da Carducci (anche per via epistolare) fin nel primo decennio bolognese. I più rappresentati, insieme con I. Taine, E. Quinet, V. Hugo e P.-J. Proudhon, sono Charles Augustin de Sainte-Beuve e Jules Michelet. Meno cospicuo il nucleo librario che si riferisce alla letteratura inglese (A. Pope, E. Spenser, J. Dryden, W. Scott in «The Globe Edition», Moore, Shelley, Wordsworth nelle edizioni Moxon) e spagnola. Quella tedesca è organizzata nella scansia D, dove fa spicco la «Deutsche National Literatur» di Joseph Kurschner con più di duecento volumi.

Informazioni aggiuntive

Semplice e sobrio il mobilio risale alla fine dell'Ottocento. Un piccolo tavolo alla tedesca allungabile, alcune sedie Thonet. Dietro il tavolino e di fronte alla porta finestra, ornata di tende in tela juta fiorata, si staglia, nel gusto dell'epoca, il calco in gesso di una statua famosa di Antonio Canova. Alle pareti un solo quadro, montato all'inglese, raffigura Giosue Carducci sul letto di morte, ritratto da Augusto Majani. E, poco prima dell'ingresso nel salottino buono di Elvira, è appeso un piccolo appendi cappelli con le iniziali ricamate del poeta.


 

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