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La statua del poeta

È seduto su un podio con le gambe incrociate. Se la mano sinistra si posa su un libro, il mento si appoggia sulla destra che regge alto il volto, «punto focale dove converge l'attenzione dell'osservatore. Il viso è un ritratto definito, mentre le vesti, scivolano, sfumano. Lo sguardo è rivolto lontano, in un punto imprecisato; l'espressione è assorta, vigile, concentrata, accigliata» (Simbula). Vero è che proprio nella testa – a giudizio di Ettore Cozzani – Bistolfi ha concentrato «la forza rivelatrice del carattere» di Carducci, i tratti più salienti della sua personalità di uomo, studioso, maestro: la passione e la forza, certa sua ruvidezza e scontrosità, la severità e il rigore, ma anche una profonda malinconia.
Fra gli autori di riferimento emerge il «Penseur» (1880-1904) di Auguste Rodin, sebbene le divergenze fra le due statue non siano poche a giudizio dei critici che hanno indicato nel Buonarroti, genio ispiratore dello scultore francese (dunque oltre Rodin ma pure attraverso la sua lezione), il referente di Bistolfi che, proprio in quegli anni, dallo stile liberty-floreale approdava a una fase eroico-michelangiolesca.

Informazioni aggiuntive

Il modello della statua è andato perduto. Bistolfi vi lavora dal gennaio 1921, come si deduce dal Regesto delle missive di Leonardo Bistolfi conservate nell'Archivio Labò di Genova, a cura di Caterina Olcese (Bistolfi … il percorso di uno scultore simbolista). Nel settembre 1925 è pronto il calco da inviare allo studio Nicoli dove sarà tradotto in marmo. Sul finire del '26 il Carducci approda a Bologna.

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