Casa Carducci

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La stagione di Enotrio Romano

Vivere e operare a Bologna, nel rinnovato Ateneo grazie all’«Italia e l’unità», significa per Carducci non solo l’avvio di un intenso lavoro letterario, ma anche l’aprirsi a nuove idee politiche. L’incontro con il pensiero di Mazzini e la lettura degli storici francesi di orientamento repubblicano (Proudhon, Quinet, Michelet) insieme all’acuta delusione nei confronti dell’azione politica della classe dirigente (i governi della Destra) della neonata nazione incapace di dare compimento al processo di unificazione (ancora aperte le questioni di Roma e Venezia) e pure indifferente verso i gravi problemi che affliggono la società italiana, sollecitano nello scrittore atteggiamenti dichiaratamente antigovernativi, antimonarchici ed anticlericali. Per l’azione svolta in seno al direttivo dell’Unione democratica bolognese, dove stringe amicizia con alcuni colleghi radicali militanti (Giuseppe Ceneri, insegnante di diritto romano, il chimico Pietro Piazza e il penalista Pietro Ellero) e per la partecipazione a manifestazioni filo-mazziniane, Carducci viene sottoposto a diversi procedimenti disciplinari. Il più grave è quello che lo colpisce nel marzo 1869, quando, dopo aver commemorato con Ceneri e Piazza, l’anniversario della Repubblica Romana (1849) formulando un augurio a Mazzini, è sospeso dall’insegnamento e dallo stipendio per oltre due mesi.

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Questi atteggiamenti eversivi sostanziano la produzione di Enotrio Romano: dall'Inno a Satana (1863) ai primi Giambi ed epodi (poi in Decennalia, in Poesie, 1871), dove Carducci affronta i temi politici e sociali nei modi dell'invettiva pungente. Dell'inno famoso Casa Carducci esibisce la prima stesura nella lettera all'amico Giuseppe Chiarini del 15 ottobre 1863 insieme a un copia in pulito acquistata nell'ottobre 1992. Eccitano lo sdegno di Enotrio gli episodi cruciali legati alla "questione romana": l'emarginazione di Garibaldi (1862), gli scontri di Villa Glori, la battaglia di Mentana (1867). Carducci piange amici ed "eroi" morti in quei conflitti: da Edoardo Corazzini a Giovanni Cairoli (1842-1869), celebrato sul «Popolo» di Bologna (13 febbraio 1870) ed Enrico Cairoli (1840-1867), dagli operai Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti giustiziati dal Papa-Re (Pio IX), il 24 novembre 1868, al garibaldino Vincenzo Caldesi di Faenza (1817-1870). La censura colpisce l'ode Nel vigesimo anniversario dell'VIII agosto MDCCCXLVIII, edita per la prima volta (dallo Stabilimento tipografico di Giacomo Monti) su grande foglio affisso per le vie di Bologna, sopprimendo le strofe 19-21 in cui si difendono gli operai insorti per la tassa del macinato (luglio1868). Su fogli-manifesti erano stampati anche il sonetto in occasione dell'inaugurazione di Via Ugo Bassi a Bologna (1869) e l'epigrafe Per i morti del Comune di Budrio, caduti a Custoza, a Roma e a Mentana, testi entrambi venuti alla luce per i tipi della bolognese Società tipografica dei Compositori.

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